Capitolo I
Branston Hall, LincolnShire, Inghilterra, anno 1860
Quella mattina, il sole, non dava segni tangibili della sua presenza. Una spessa coltra di nubi, impediva il passaggio ai caldi raggi del sole, nonostante ciò Orace Carson, giardiniere, era al lavoro, impegnato a tagliare l’erba del prato e a potare gli alberi sotto i quali i signori erano soliti concedersi il tè, alle 17, come la consuetudine impone in Inghilterra. Il Signor Carson, lavorava come giardiniere presso la famiglia Melvin da ormai 35 anni ed era poco più giovane di Sir Brian, il capofamiglia. Il lavoro iniziava ad essere pesante raggiunto il 50esimo anno di età, ma Orace, non si lamentava, anche grazie alla stima che i signori avevano per lui in virtù del suo talento in fatto di piante.
I Melvin erano una famiglia di nobili origini provenienti dalla scozia ; Gli antenati di Sir Brian, divennero cittadini di sua maestà intorno al 1700, abbandonando per sempre la natia scozia a causa di dissidi con gli altri esponenti del casato. Divenuti cittadini inglesi, prestarono servizio nella cavalleria dell’esercito di sua maestà con il rango di ufficiali. Da allora ogni membro maschio della famiglia, presta servizio nella cavalleria di sua maestà per onorare il patto stretto dagli antenati secoli prima. Grazie a questo servizio volontario, i Melvin, si sono guadagnati il titolo di baronetti della corona Inglese oltre ad una cospicua quantità di terre e possedimenti sparsi per la nazione.
Il capanno di Orace, distava a poche decine di metri dal cancello della tenuta, qui ogni mattina il postino, tale Adam McOwl, depositava la posta per la famiglia Melvin. Stranamente quel giorno il postino era in ritardo, il signor Carson però non vi fece caso a causa del tanto lavoro che aveva da fare. In tarda mattinata udì la bicicletta del postino avvicinarsi accompagnata dal consueto suono del campanello che ne annunciava l’arrivo.
“Buongiorno Orace” disse il postino, “ho ritardato il mio giro per attendere una lettera da Oxford, per i signori Melvin” continuò.
“Me ne sono accorto” rispose burbero il giardiniere, “di solito arrivi molto prima! Sai di cosa si tratta?” domandò curioso il signor Carson.
“Orace sai bene che noi della posta non apriamo, mai la corrispondenza e che siamo riservati” rispose sogghignando Adam. Dopo essersi guardati per qualche secondo i due scoppiarono in una fragorosa risata.
“Hai tempo per un goccio di quello buono?” domandò Orace all’amico.
”Veramente non potrei, ma non me la sento proprio di rifiutare un invito fatto col cuore” rispose Adam, sorridendo.
Il postino accostò la bicicletta al capanno del giardiniere ed entrò. Il capanno aveva pianta rettangolare ed era costruito in legno e mattoni. Le finestre e la porta di ingresso erano rivolte a sud, sul lato ovest Orace aveva costruito una piccola veranda dove si fermava a riposare di tanto in tanto dopo aver lavorato. All’interno lo spazio era suddiviso in due : il primo subito accessibile grazie alla porta di ingresso, dove aveva sede una piccola stufa di ghisa, una credenza e un tavolo per mangiare, il secondo collegato al primo tramite una porta dove invece il giardiniere aveva posizionato un letto e un piccolo comodino.
Appena entrato Mr.McOwl si accomodò su una sedia di legno vicino alla stufa di ghisa in attesa che l’amico gli servisse l’agognato bicchiere di scotch, prodotto dal Signor Carson in persona nelle cantine della tenuta con il bene placido di Sir Melvin. L’estate era ormai finita da un pezzo nel LincolnShire, un bicchierino di “Nettare di Orace”, cosi i due amici, scherzosamente, chiamavano il liquore fatto in casa del Signor Carson, non poteva fare altro che piacere specie a uomini costretti a lavorare all’aria aperta.
Dopo aver vuotato il primo bicchiere,iniziarono a parlare dei fatti insoliti che avevano caratterizzato la mattinata, a partire dalla misteriosa lettera.
Il postino si accorse subito dell’insolita curiosità ostentata dall’amico, ma non riusciva a decifrarne il significato. Per le grandi famiglie nobili della zona era molto comune avere del personale di servizio con le orecchie lunghe, ma la curiosità di Orace era insolitamente superiore alla norma, quasi come se sapesse qualcosa che per un motivo o per l’altro non voleva o non poteva rivelare.
Davide Maccagno (C) 2010
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